Il Consiglio Regionale abruzzese ha scelto una strada che va oltre la semplice cautela politica. La maggioranza di centrodestra ha clamorosamente bocciato le risoluzioni che chiedevano un atto minimo e fondamentale di decenza civile: il riconoscimento dello Stato di Palestina e, soprattutto, la condanna esplicita del genocidio in corso a Gaza. Di fronte a migliaia di vittime civili, ospedali ridotti in macerie, e l’evidenza inconfutabile di un disastro senza precedenti, l’atto del Consiglio Regionale non può essere definito in altro modo che un fallimento morale e politico
La Risoluzione del Consiglio regionale abruzzese del rovesciamento storico: la firma della Scoccia
Mentre a livello internazionale, l’Assemblea Generale dell’ONU e diverse commissioni d’inchiesta hanno più volte censurato Israele – con Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza come la 1860 (2009) che chiedeva il completo ritiro delle forze da Gaza e la Risoluzione 478 (1980) che dichiarava nulle le rivendicazioni su Gerusalemme – la Regione Abruzzo si schiera con l’ambiguità . Addirittura, recenti rapporti di commissioni ONU hanno sostenuto che Israele abbia commesso deliberati atti di genocidio a Gaza.
E mentre a livello mondiale, Paesi come il Regno Unito, il Canada, l’Australia, il Portogallo e la Francia hanno formalmente riconosciuto lo Stato di Palestina, e in Italia la città di Napoli ha approvato una mozione analoga, i rappresentanti abruzzesi hanno scelto la “cautela” istituzionale. Come si può definire “atto di responsabilità ” bocciare la condanna di un genocidio e rinviare ancora il riconoscimento della dignità e dello Stato al popolo palestinese? Possiamo davvero accettare che i nostri rappresentanti, di fronte a un massacro storico, abbiano scelto l’ipocrisia diplomatica, rifiutandosi di schierarsi con l’umanità ?
La maggioranza, anziché abbracciare la condanna netta, ha presentato e votato una propria Risoluzione, un capolavoro di elusione dal linguaggio volutamente e cinicamente neutro, che si limita a “sostenere ogni iniziativa del Governo Italiano utile alla risoluzione del conflitto“. Si tratta di un tentativo palese di rovesciare la realtà . Anziché condannare i crimini in corso, il testo si nasconde dietro formule generiche. Arriva a definire le manifestazioni politiche contro il massacro come uno “strumento di attacco politico interno al nostro Paese”, bollando come “propaganda” il grido di chi chiede il rispetto della vita umana. Inoltre, nel punto “Considerato che”, riduce il dramma palestinese a una mera questione di “rilascio degli ostaggi” e “cessazione di Hamas”, ignorando le aggressioni subite dalla Palestina dal 1948 in poi. La storia non si riscrive così goffamente: il conflitto non è nato il 7 ottobre, è un’occupazione storica.

E in calce a questa risoluzione di assoluta “onestà ” storica troviamo la firma di Marianna Scoccia, Vicepresidente del Consiglio Regionale, tra i primi proponenti. La sua firma non è un dettaglio, ma una scelta di campo di altissimo livello istituzionale: il potere politico, anche a livello regionale, ha deciso di allinearsi al silenzio internazionale sul disastro di Gaza.
Questa mancanza di coraggio politico si riverbera inevitabilmente negli entourage di chi ha firmato un documento così inaccettabile. L’esternazione social (Facebook) di Gianni De Sanctis, portaborse della Consigliera Scoccia, con la frase “È FINITA LA CROCIERA” e le faccine sorridenti dei pagliacci, in un momento di massacro senza sosta, non è un incidente, ma il sintomo di una profonda e agghiacciante insensibilità . Se i componenti della segreteria politica, scelti dalla Scoccia in modo discrezionale, esprimono tanta superficialità di fronte a Gaza, significa che l’umanità non è affatto un criterio di selezione o una priorità politica. Il gesto del Sig. De Sanctis non è una battuta, è l’espressione di un disprezzo per la sofferenza che disonora l’istituzione.
Aspettiamo chiarimenti immediati dalla Vicepresidente del Consiglio regionale Marianna Scoccia. Deve chiarire se tale insensibilità sia condivisa o tollerata dalla sua segreteria. E soprattutto, si chiedono in modo perentorio le dimissioni immediate di Gianni De Sanctis. Il Consiglio Regionale abruzzese, con la sua azione e il suo silenzio, ha compiuto un vero e proprio “abbordaggio” alla coscienza morale collettiva. La storia, questa volta, li giudicherà non per le risoluzioni che hanno approvato, ma per le condanne che hanno avuto paura di pronunciare.

