Siamo qui oggi per celebrare l’ennesima perla di lungimiranza del comune di Sulmona. La mensa scolastica ovidiana, cari cittadini e care cittadine, è un “servizio” stagionale. Sì, avete capito bene. Non una necessità quotidiana per le famiglie, non un supporto fondamentale alla didattica, ma un vero e proprio evento meteorologico, come la neve d’inverno o le fioriture primaverili. Una volta passato il “periodo di interesse”, si chiude baracca e burattini.
Appello al neo-eletto sindaco di Sulmona Luca Tirabassi
Perché continuare a offrire un servizio fondamentale come il pranzo ai bambini che vanno a scuola? Dopotutto, l’anno scolastico, per definizione, è finito il 31 maggio, no? Poco importa se poi i più piccoli continuano a frequentare le lezioni fino al 30 giugno. Un dettaglio trascurabile, una sottigliezza burocratica che non può certo intaccare la visione strategica dei nostri amministratori.
Mentre gli impianti sciistici della zona si preparano al letargo estivo (giustamente), anche le nostre mense scolastiche hanno deciso di appendere il grembiule al chiodo. Del resto, non vorrete mica che i bambini si abituino a mangiare a scuola, vero? Meglio che le famiglie si organizzino: magari un bel picnic sotto il platano della scuola, o una rapida corsa a casa alle 13:30 per un frugale pasto casalingo, salvo poi riportare i figli a scuola per il proseguimento delle attività pomeridiane. Ah, no, scusate. Niente attività pomeridiane, perché il disagio non è mai abbastanza
Eppure, in giro per l’Italia, sembrano non aver ancora compreso l’illuminata visione sulmonese. A Milano, ad esempio, le mense scolastiche sono operative per l’intero anno scolastico e spesso fino al 30 giugno per le scuole che prolungano le attività didattiche o ospitano centri estivi.
Anche a Bologna, il servizio di refezione scolastica prosegue per l’intero anno e per i centri estivi organizzati presso le strutture scolastiche fino alla fine di giugno. E che dire di Roma? Qui il servizio di ristorazione scolastica capitolina serve migliaia di studenti e si estende per l’intero anno scolastico, e sì, anche fino al 30 giugno per le scuole che aderiscono a progetti di prolungamento delle attività o centri estivi.
Non solo le grandi metropoli, ma anche realtà più piccole sembrano aver capito che la scuola non va in letargo il 31 maggio. A Jesi, nelle Marche, le mense che organizzano continuano a servire pasti fino all’ultimo giorno di scuola. A Feltre, in Veneto, idem. E nella pugliese Altamura, una scuola dell’infanzia continua a offrire pasti freschi e nutrienti fino a fine giugno.
Pensate che meraviglia per i genitori che lavorano in queste città : zero incastri stressanti, permessi non richiesti all’ultimo minuto, nonni che possono godersi il meritato riposo senza trasformarsi in tappabuchi.
Ora, un appello accorato al neo-eletto sindaco Luca Tirabassi. Sindaco, con tutto il rispetto per le precedenti gestioni, non crede che sia il momento di fare un piccolissimo sforzo per limitare i disagi patiti da queste famiglie e dai loro bambini? Magari un servizio mensa che, contro ogni logica di stagionalità e allineandosi con il resto d’Italia, copra l’intero periodo scolastico?
Cinsi auspica che la sua amministrazione, saprà risolvere questa spinosa questione. Magari con un bell’emendamento al calendario della natura, che preveda la fine dell’anno scolastico esattamente il 31 maggio, con cessazione istantanea di ogni attività didattica. Sarebbe sicuramente più semplice che prolungare un servizio, no? Restiamo in attesa di miracoli, o almeno di una parvenza di buon senso.

