Mentre l’ultimo giorno del 2025 settecento cittadini manifestavano per il futuro lavorativo della Valle Peligna, la risposta del Primo cittadino nonché Presidente l’Ordine Forense Luca Tirabassi ad alcuni cittadini che “osavano” esercitare la libertà di manifestazione del pensiero (sancita dalla Costituzione italiana) non ha reso merito al prestigio del ruolo istituzionale da lui ricoperto.
I cittadini continueremo a parlare e a scrivere. Con o senza il permesso dei rappresentanti politici.
“Se vuoi parlare fatti eleggere“, ha dichiarato il Sindaco verso una cittadina. E poi, rivolgendosi alla mia persona che, semplicemente, gli ricordavo come la Costituzione garantisca il diritto di parola a ogni libero cittadino in quanto parte di uno Stato di diritto, mi ha apostrofato con un sarcastico: “Ecco un altro campione“. Ricoprire una carica istituzionale comporta onori, ma soprattutto oneri, e il primo di questi è la capacità e lo sforzo istituzionale di reggere il contraddittorio con la cittadinanza.
Se Sulmona fosse sotto i riflettori della stampa nazionale, dichiarazioni di tale portata avrebbero probabilmente innescato una richiesta di dimissioni. La non predisposizione al confronto non è una caratteristica politica nuova di Amministrazione comunale. Solo pochi giorni fa, durante l’assemblea pubblica organizzata dal Comitato “No Inceneritore Get Energy”, il Sindaco Tirabassi, insieme alle rappresentanti regionali Marianna Scoccia, Maria Assunta Rossi e Antonietta La Porta, ha scelto di disertare un momento vitale di partecipazione collettiva per il futuro peligno.
È paradossale che chi oggi pretende il silenzio da chi non si è candidato, sia lo stesso che non è presente nei luoghi del dialogo quando i cittadini chiedono conto di progetti che minano la salute e l’ambiente della Valle Peligna. La democrazia non si esercita solo nelle urne, ma restando presenti quando il territorio brucia e i cittadini chiedono risposte.
Per spiegare al Sindaco Tirabassi cosa si sia perso tra un “campione” e l’altro, basterebbe riprendere in mano i classici della dottrina politica. Jürgen Habermas, con la sua democrazia deliberativa, insegna che la legittimità politica nasce dal “discorso” paritario tra cittadino ed eletto. Hans Kelsen ricordava che la democrazia è un metodo di creazione dell’ordine sociale basato sul rispetto delle minoranze e delle regole del gioco. Per finire a Giovanni Sartori, nelle sue lezioni sulla democrazia, chiariva che il popolo non è un’entità che vota e poi scompare nel silenzio: il potere richiede un confronto costante, senza il quale si trasforma in mero arbitrio. Insomma, il contraddittorio politico è il sale della democrazia.
A tal proposito, è sempre bene rinfrescare la memoria a chi occupa poltrone istituzionali, citando testualmente l’articolo 1 del Decreto Legislativo 33/2013: “La trasparenza è intesa come accessibilità totale dei dati e documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni, allo scopo di tutelare i diritti dei cittadini, promuovere la partecipazione degli interessati all’attività amministrativa e favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche“
Ci auguriamo e ci auspichiamo, in questo 2026, che chi governa Sulmona comprenda che il dialogo non è una concessione del “potere”, ma un diritto dei cittadini e un dovere per i rappresentanti istituzionali. Caro Sindaco, la fascia che indossa non è uno scudo per evitare i fischi o le assemblee cittadine, ma un promemoria costante del fatto che lei è un “servitore” dei cittadini, anche di quelli che non l’hanno votata. E continueremo a parlare e a scrivere. Con o senza il suo permesso.

