Caro Babbo Natale,
ti scrivo da Sulmona, una città attraversata da diverse e variegate crisi mai risolte. Mentre gli addobbi natalizi “vestono” le vetrine di Corso Ovidio, qui in Valle Peligna non si percepisce un’atmosfera serena, ma prevalgono i sentimenti di rassegnazione e di rabbia. Per tale ragione, quest’anno non ti chiedo i doni di sempre, ma vorrei parlarti di ciò che tu non puoi aggiustare, ma che la classe politica dirigente avrebbe il dovere di affrontare.
Sotto l’albero di molte famiglie peligne quest’anno c’è il rischio concreto di restare senza un impiego. Mi riferisco ai lavoratori e alle lavoratrici della Sodecia e della Coop, che vivono nella totale incertezza. Persone che vedono il proprio futuro (e delle loro famiglie) cadere nel baratro della disperazione. Se queste realtà chiudono, il territorio peligno diventerà un deserto sociale. Eppure, chi dovrebbe difendere la forza lavoro nostrana sembra distratto da altri giochi di potere.
Caro Babbo Natale, ti sembrerà incredibile, ma i partiti politici peligni (conservatori, moderati e progressisti) sono riusciti nell’ ardua impresa di sparire dagli scranni della Provincia dell’Aquila. Nessun rappresentante eletto dall’ente Provincia dell’Aquila. Un fallimento che certifica l‘inconsistenza politica delle tre consigliere regionali di centrodestra: Maria Assunta Rossi, Antonietta La Porta e Marianna Scoccia. Quest’ultima si è persino complimentata per l’elezione del sindaco marsicano di Cerchio Gianfranco Tedeschi — pare da lei stessa sostenuto — padre di quel Sergio che aveva corso in ticket proprio con la Scoccia alle regionali. Una vittoria altrui che suggella, di fatto, la sconfitta del territorio peligno.
Mentre la Marsica e l’Aquilano corrono, la Valle Peligna è un territorio senza una strategia politico-amministrativa e di una voce che conti davvero sui tavoli che decidono.
Sotto l’aspetto ambientale la situazione non è delle migliori. L’inceneritore della Get Energy incombe come una scure sulla testa dei cittadini. La Snam sta continuando i suoi lavori a Case Pente, l’area che dovrebbe rappresentare la nostra ricchezza, ovvero la porta naturale dei nostri parchi. Mi chiedo come si possa barattare la salute e il paesaggio per interessi che non lasciano nulla sul territorio, se non cicatrici indelebili.
E poi c’è Sulmona “Città d’Arte”. Un titolo che suona quasi come una presa in giro se penso che uno studente oggi non ha un’aula studio dove acculturarsi e che la Biblioteca Regionale “G. Capograssi” garantisce orari di apertura che sembrano fatti apposta per scoraggiare la lettura. Tuttavia, i soldi si trovano sempre per l’intrattenimento. Il Comune di Sulmona ha messo sul piatto ben 65.000 € di soldi pubblici per il cartellone natalizio, di cui 27.000 € destinati a un’agenzia privata per organizzare gli eventi. Mi domando con quale coraggio si spendano contributi pubblici simili per fini meramente ludici quando mancano i servizi pubblici essenziali.
Caro Babbo Natale, la verità è che questa cittadinanza merita molto di più di un concerto in piazza o di un cinepanettone (con pochissimi spettatori al freddo e al gelo). Merita serenità, merita una visione di futuro e, soprattutto, merita una classe politica con la P maiuscola, capace sia di battere i pugni per il lavoro e per l’ambiente, sia di disegnare un futuro nuovo e roseo.
Quest’anno, se puoi, portaci la forza di pretendere il rispetto che ci è dovuto. Perché la Valle Peligna non finisca come Scrooge McDuck del Canto di Natale di Topolino: un luogo solo e spettrale, costretto a vagare tra le macerie dei propri rimpianti e delle occasioni perdute.

