Lettori e Lettrici della Casa di Vetro, oggi ci immergiamo nelle acque delle finanze pubbliche. L’ex sindaco di Sulmona Gianfranco Di Piero, incasserà l’indennità di liquidazione. Quel gruzzoletto che spetta a chi, dopo aver servito la cittadinanza (nel bene e nel male), saluta la poltrona.
Il costo pubblico della fine dell’amministrazione comunale, guidata dall’ex sindaco Gianfranco Di Piero, di Sulmona
Ora, non fraintendetemi. L’indennità è un diritto, un qualcosa di stabilito per legge, e su questo non si discute. Anzi, abbiamo qui tra le mani la determina dirigenziale n. 788 del 7 luglio 2025 che ne sancisce la liquidazione. Di Piero, ha ricoperto la carica di sindaco di Sulmona per una durata superiore ai trenta mesi, requisito necessario per percepire l’indennità di fine mandato prevista dall’articolo 10 del regolamento del Ministero dell’Interno n. 119 del 4 aprile 2000.
L’ex Sindaco, reduce da un’esperienza amministrativa che ha lasciato…. beh, diciamo diverse opinioni, si appresta a incassare la sua buonuscita. E qui scatta l’ironia. Mentre molti cittadini si interrogano sul futuro della città , tra strade che sembrano campi minati e servizi che arrancano, ecco che il dibattito si sposta sulle cifre. Non una novità , certo.
Dalla determina risulta che l’importo totale lordo dell’indennità di fine mandato ammonta a 11.490,79 € A questa somma si aggiunge l’IRAP di 976,72 €, per un totale complessivo di all’incirca 12.500 €.
Si è tanto discusso in questi anni di “spending review”, di “politica a costo zero”, di “vicinanza al cittadino”. Eppure, quando si tratta di uscire di scena, sembra che il concetto di “costo” assuma una dimensione tutta nuova, quasi sacrale. La finalità dello scritto non è quello di fare i conti in tasca all’ex Sindaco, ma è lecito domandarsi: questa indennità riflette il valore aggiunto che l’amministrazione Di Piero ha lasciato a Sulmona? O è semplicemente un’automatica conseguenza di un ruolo, a prescindere dai risultati?
L’intento non è essere critici a prescindere, ma la tentazione di fare un paragone con le nostre buste paga, spesso più simili a “buste vuote” dopo le trattenute, è forte. Forse è ora di chiederci non solo quanto costa governare, ma anche quanto costa alla cittadinanza la fine di un governo. E se davvero ogni addio merita un simile scontrino.

