Benvenuti al grande spettacolo di Sulmona, dove il protagonista indiscusso è Luca Tirabassi, candidato sindaco di centrodestra e “paladino” dell’Ordine degli Avvocati. Da settimane, il suo unico mantra è questo: salviamo il tribunale! ma senza quelle “inutili” proroghe che altri avevano provato a ottenere. Proroghe? Peccato mortale! Dichiarava solennemente che il governo aveva già garantito la salvezza definitiva dell’istituto giudiziario. Punto e basta.
Sulmona come un film: colpi di scena e dietrofront di Luca Tirabassi sul tribunale
Poi, all’improvviso, come in un film di Christopher Nolan, ecco il colpo di scena: quelle stesse proroghe, che fino a ieri erano patetici rattoppi, oggi diventano “tecnicamente indispensabili”. Sì, avete capito bene: Tirabassi apre all’ennesima proroga, stavolta da richiedere direttamente al ministro Nordio, quasi fosse un regalo natalizio arrivato in ritardo.
Domanda innocente: se sulle proroghe capovolgi la tua posizione più velocemente di un equilibrista sul filo, come potrai mai tenere una rotta ferma su questioni davvero complesse, dalla gestione delle finanze comunali alla pianificazione urbanistica?
Un aspirante sindaco serio dovrebbe avere una bussola morale e politica, non una manopola del volume da girare a seconda dell’eco dei media o dell’umore del ministro di turno. La coerenza non è un vezzo da hipster, ma la base di ogni amministrazione degna di questo nome.
E allora, cosa ci resta? Un annuncio roboante seguito da un dietrofront in stile bandiera al vento. Un candidato che sbandiera certezze granitiche sulla salvezza del tribunale e poi scopre, all’ultimo atto, che le proroghe “tecniche” sono simpaticamente utili.
La politica non è un gioco di prestigio in cui è possibile estrarre conigli dal cilindro ogni volta che serve un colpo di scena. Avvocato Tirabassi se desidera davvero guidare Sulmona, la prossima volta scelga una posizione e resti fedele ad essa, almeno fino al giorno delle urne.
Perché, in questo teatrino di proclami faraonici e repentini dietrofront, il vero disastro da temere non sarà la chiusura del tribunale, ma la dissoluzione della sua stessa credibilità.

