Caterina Marzi, diciassettenne neo-segretaria dei Giovani Democratico (GD) della Valle Peligna, in ambito politico, si colloca in una sinistra progressista e intersezionale. Si dice profondamente impegnata sul fronte dei diritti civili e sociali. La visione della Segreteria si discosta da un approccio troppo accomodante, in quanto crede che la politica debba essere in grado di proporre un cambiamento vero e di dare voce alle nuove generazioni e alle fasce più vulnerabili. Marzi intende la giustizia sociale non come mero assistenzialismo, ma garanzia di dignità universale.
INTERVISTA A CATERINA MARZI: SEGRETARIA DEI GIOVANI DEMOCRATICI DELLA VALLE PELIGNA
D: Segretaria, oltre l’impegno istituzionale, quali sono le passioni che nutre? C’è un legame tra la sfera personale e l’attivismo?
R: Assolutamente sì, il legame è strettissimo. Non si può fare politica senza che questa sia alimentata dalle passioni e dalle esperienze che ti definiscono. Nella mia vita quotidiana ho svariate passioni, nello specifico legate al cinema e al teatro. Sono la mia prevalente valvola di sfogo e rappresentano una vera e propria scuola di lettura della realtà . Se la politica è l’arte di costruire la realtà , il teatro mi insegna come le narrazioni dominanti possano essere decostruite. L’attivismo per me non è un’opzione, è l’unica risposta etica per garantire a tutti il diritto a una vita che meriti uno “spettacolo” migliore di quello attuale.
D: Cosa l’ha spinta ad accettare l’incarico di Segretaria dei GD della Valle Peligna e perché ha scelto proprio questo partito?
R: Mi ha spinto la necessità di dichiarare guerra al nemico più grande della Valle Peligna: la rassegnazione. Ho accettato perché l’immobilismo sta soffocando questa terra; la mia età non è un dettaglio anagrafico, ma il simbolo dell’urgenza del futuro. Ho scelto i Giovani Democratici perché credo rappresentino un grande laboratorio di idee in grado di portare le nostre istanze direttamente dentro le istituzioni. Vogliamo essere un presidio di civiltà che agisce dall’interno per cambiare le regole del gioco.
D: Come vivono la politica i suoi coetanei della Valle Peligna? C’è disinteresse o una nuova forma di attivismo?
R: Percepisco un profondo disinteresse verso la politica tradizionale (fatta di correnti e nomine), ma anche un grande senso di disillusione. Tuttavia, vedo molti coetanei dediti a un attivismo generato dalla rabbia: necessità di spazi, supporto psicologico gratuito e bisogno di essere ascoltati. Il mio compito è trasformare quella frustrazione in un’azione politica strutturata. Vogliamo dimostrare che i GD non sono ragazzi inesperti, ma il veicolo per risolvere problemi concreti.
D: Quali iniziative intende intraprendere per aumentare la partecipazione politica dei ragazzi nel territorio peligno?
R: La partecipazione si costruisce con l’azione sul campo. Ci muoveremo su due binari, ovvero: il ricambio generazionale, coinvolgendo attivamente dei giovanissimi (14-16 anni) per formarli politicamente e trasformare la Valle Peligna in un laboratorio di giovani dirigenti; la battaglia femminista, una lotta costante al patriarcato, perché una comunità democratica o è femminista o semplicemente non è democratica.
D: Di cosa ha bisogno Sulmona? Quali sono le tre azioni che consiglierebbe al Sindaco Luca Tirabassi?
R: Sulmona deve smettere di vedere i giovani come un problema e iniziare a vederci come l’unica risorsa. Al Sindaco consiglierei: 1) dignità del lavoro e cultura, garantire salari dignitosi e riqualificare la Biblioteca Civica come centro moderno di socialità ; 2) Salute mentale, impegno totale per uno sportello psicologico scolastico stabile, gratuito e tempestivo. 3) Difesa dell’ambiente: opposizione netta all’inceneritore per difendere la salute pubblica e l’attrattività del territorio.
D: Lei crede nella “restanza”? Quali politiche possono rendere il territorio attrattivo?
R: Rifiuto la “restanza” se intesa come vincolo imposto o sacrificio morale. La nostra è una battaglia per la libertà di scelta. Il nostro obiettivo è dare la possibilità concreta di restare, o la facoltà di andare via avendo però una ragione solida per tornare. Per farlo servono equità economica, dignità lavorativa e servizi efficienti.
D: In che modo la sua generazione traduce in azione l’urgenza climatica oggi?
R: Se Fridays For Future ha rotto il ghiaccio a livello globale, noi dobbiamo capire che l’attivismo ambientale in una piccola realtà è la difesa attiva del territorio locale. Crediamo nel progresso che non sacrifichi la salute; per noi la tutela dell’ambiente è una battaglia quotidiana per la sopravvivenza del nostro ecosistema locale. Per quanto riguarda la centrale di compressione e metanodotto SNAM, i Giovani Democratici dicono di no. Questa infrastruttura è in palese contrasto con lo sviluppo ecosostenibile che chiediamo per la Valle Peligna. Il futuro del nostro territorio non passa per il gas.
D: Ritiene che la “giusta pace” invocata dai giovani sulla questione della Palestina sia rappresentata dalle attuali proposte internazionali?
R: No. Il grido dei giovani è una denuncia contro l’ipocrisia internazionale. La vera pace deve fondarsi sul diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese. Fino a quando questi principi non saranno la base di ogni proposta, non smetteremo di manifestare. La nostra sinistra si schiera senza tentennamenti dalla parte degli oppressi.
D: In due frasi, convinca un elettore indeciso a votare per lei.
R: Non offro l’ennesimo compromesso, ma la determinazione di chi sa che il vero progresso sta nella dignità e nella salute e lotterà per smantellare ogni forma di sfruttamento in questa città . Ci batteremo affinché Sulmona dica di no alla rassegnazione e costruisca un futuro vero per le giovani generazioni.

