Vincenzo Di Cesare, consigliere comunale di Fratelli d’Italia a Sulmona e uno dei più votati alle ultime elezioni con 402 preferenze, è il protagonista silente di una vicenda di epurazione politica che svela le logiche implacabili delle correnti interne meloniane. Da due mesi, Di Cesare è un corpo estraneo alla sua stessa maggioranza. Non partecipa alle riunioni da sessanta giorni (un isolamento iniziato ben prima del defenestramento dell’Assessore Pantaleo) e, in un gesto che sa di forte pressione, gli è stato fatto giungere l’invito alle dimissioni da esponenti di spicco.
A Sulmona vince la miopia amministrativa
Il pretesto ufficiale di questa messa al bando è la sua posizione critica sulla gara pubblica per il servizio di raccolta rifiuti della Cogesa. Un’obiezione dettata dal ruolo istituzionale, finalizzata a ottenere garanzie per i lavoratori. In breve, Di Cesare ha svolto semplicemente il suo dovere di consigliere.
Tuttavia, il vero motivo della sua messa al bando sembrerebbe un conflitto di potere che spacca il partito. Di Cesare paga la sua vicinanza alla consigliera regionale Maria Assunta Rossi, la cui corrente è allineata con l’assessore regionale Mario Quaglieri. Questo gruppo, percepito come una forza dirompente, è osteggiato dal fronte meloniano più radicato, quello che risponde al vicesindaco Mauro Tirabassi e, a livello regionale, al consigliere Massimo Verrecchia.
La forte affermazione elettorale della Rossi, e i voti che ha saputo convogliare (entrata in surroga con i voti di Quaglieri), hanno mandato in frantumi gli equilibri del partito sulmonese, creando risentimento tra chi vedeva lesa la propria “storica” militanza. Ergo: la corrente pratolana non deve prendere piede a Sulmona. Di Cesare, pur non avendo commesso alcun errore amministrativo, sta subendo le conseguenze di questa faida. Il suo destino è segnato dalle antipatie della Rossi, che con la sua brama di ottenere tutto e subito ha scatenato la reazione del vecchio apparato.
La gestione di questa crisi pone l’accento sull’operato politico del sindaco Luca Tirabassi. Nonostante un incontro “chiarificatore” con Di Cesare, rivelatosi a questo punto inutile, il primo cittadino dimostra una chiara inesperienza. Un leader politico saggio non metterebbe al bando un consigliere così votato, ma cercherebbe di ricucire lo strappo. Permettere che le logiche di corrente prevalgano sulla tenuta della maggioranza e sul rispetto del mandato popolare è un segno di miopia amministrativa.
Questa attenzione sproporzionata al caso Di Cesare appare fuori fuoco se si considerano i veri problemi etico-politici che dovrebbero preoccupare l’Amministrazione di centrodestra. Si pensi alle questioni sollevate dalla sentenza TAR riguardante Ernesto Zuffata o all’inopportunità politica delle cariche ricoperte all’ATER dal Vicesindaco Mauro Tirabassi. Invece di affrontare questi nodi, la maggioranza preferisce concentrarsi sull’epurazione di un ragazzo di 25 anni.
A Sulmona, in breve, vince il dilettantismo politico. Come Casa Di Vetro avevamo evidenziato le conseguenze di candidare a sindaco una persona con un’esperienza politico-amministriva pari quasi a zero.

