Dall’età di 14 anni, da quando mi recavo allo stadio “Ezio Ricci” di Pratola Peligna per tifare i Nerostellati, ricordo le dirette televisive di Domenico Verlingeri. Giornalista, sportivo e non solo, di lunga esperienza. Quindi, sia chiaro: nulla contro di lui professionalmente. Anzi, sincere felicitazioni. Tuttavia, il recente suo ingresso nella segreteria politica della Vicepresidente del Consiglio regionale abruzzese, Marianna Scoccia, in sostituzione della giornalista Giuliana Susi (che passa allo staff del Sindaco di Sulmona), solleva questioni che non si possono, o almeno non si dovrebbero, ignorare. È bene sottolineare che i componenti delle segreteria politiche sono scelti discrezionalmente, senza bando pubblico, dal politico “titolare” dello staff.
L’assunzione di Verlingeri, sebbene professionalmente ineccepibile per il giornalista stesso, appare come un tentativo di rompere, o quantomeno indebolire e “addolcire,” il fronte critico di Rete Abruzzo
Verlingeri è un volto noto non solo per la sua storia nello sport, ma anche per la sua collaborazione con il quotidiano online Rete Abruzzo, di cui è direttore il giornalista Claudio Lattanzio. Ed è qui il nocciolo della questione. La penna Lattanzio non è certo passata inosservata, in molti ritengono sia particolarmente “scomoda” ai coniugi civici Scoccia-Gerosolimo. Le analisi, le critiche e le inchieste di Rete Abruzzo rappresentano una di quelle “lenti d’ingrandimento” sulla politica che spesso, a chi governa, creano più di un fastidio.
L’assunzione di Verlingeri, sebbene professionalmente ineccepibile per il giornalista stesso, appare agli occhi degli osservatori come una mossa astuta e mirata: un tentativo di rompere, o quantomeno indebolire e “addolcire,” il fronte critico di Rete Abruzzo. Si tratta della classica strategia politica per disinnescare la potenziale opposizione mediatica, portando “dentro” la struttura istituzionale una figura chiave legata all’ambiente ritenuto ostile.
L’avvicinamento tra Domenico Verlingeri e la segreteria Civica sembrerebbe il frutto della “mediazione” di Oreste De Deo, presidente dell’Ovidiano Calcio. De Deo, raggiunto per vie brevi, sostiene che i suoi buoni rapporti con Verlingeri potrebbero aver facilitato le trattative per l’accettazione dell’incarico in Consiglio regionale, pur negando di aver svolto un ruolo di mediatore in senso stretto. Al di là del ruolo esatto di De Deo, è chiaro che l’operazione Verlingeri è stata voluta con grande determinazione da parte del rassemblement che fa capo alla Vicepresidenza.
Per quanto riguarda Claudio Lattanzio, ha voluto stemperare l’amarezza professionale con la soddisfazione per il traguardo raggiunto dal suo collaboratore. Afferma che la linea editoriale del suo quotidiano online “non cambierà “. La stampa, soprattutto quella locale e regionale, deve restare il cane da guardia della politica.
Il caso Verlingeri è l’ennesima, palese dimostrazione di un modus operandi tipico in politica: tentare di neutralizzare ip “giro sul collo” della stampa, quella scomoda. Quando un giornalista di un organo critico passa direttamente alle dipendenze di un politico bersagliato dalle critiche, si innesca un meccanismo di controllo sottile ma efficace. Non è necessario un ordine di silenzio esplicito, ma è sufficiente la percezione, il legame, la sensazione di aver spostato un pezzo fondamentale sullo scacchiere.
La politica può gioire, credendo di aver messo a tacere una voce. Ma il dovere della stampa libera e dei blog come il nostro è quello di continuare a guardare, a scrivere e a pretendere trasparenza.vIl giornale può perdere un collaboratore, ma non deve perdere la schiena dritta. E noi, come cittadini, dobbiamo continuare a sostenere chi mantiene la barra dritta, anche quando si trova ad affrontare le pressioni e le lusinghe del potere.

