L’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA) ha annunciato il bonus TARI 2025, un’iniziativa che si propone di alleggerire il peso della tassa sui rifiuti per i nuclei familiari con redditi più bassi. Si tratta di un’agevolazione attesa e necessaria, ma che, a uno sguardo più attento, nasconde un meccanismo che solleva qualche dubbio. Il Bonus non lascia margini di discrezionalità ai comuni.
Che cos’è il Bonus TARI 2025 e chi ne beneficia
Il bonus TARI 2025 prevede uno sconto automatico del 25% sulla tassa o sulla tariffa rifiuti. Non c’è bisogno di presentare alcuna domanda. L’agevolazione sarà applicata direttamente dai gestori e gestita da ARERA in collaborazione con l’INPS.
I beneficiari sono i nuclei familiari che rientrano in una delle seguenti categorie, ovvero: ISEE non superiore a 9.530 euro; ISEE fino a 20.000 euro con almeno quattro figli a carico. Questo sconto entrerà in vigore gradualmente. A partire da settembre 2025 per chi ha la fatturazione mensile e da gennaio 2026 per chi ce l’ha annuale.
Fin qui la notizia sembra ottima. Ma come spesso accade, c’è un rovescio della medaglia e in questo caso si chiama componente perequativa UR3. Per finanziare il bonus TARI, ARERA ha introdotto una componente fissa di 6 € per ogni utenza, che comparirà nella bolletta TARI e sarà versata alla Cassa per i Servizi Energetici e Ambientali (CSEA).
In parole semplici, questo significa che una fetta consistente di contribuenti, ovvero tutti coloro che non rientrano nei requisiti per ottenere il bonus, vedranno la loro tassa rifiuti aumentare di 6 € per finanziare l’agevolazione destinata alle famiglie con ISEE più basso.
Quindi, da una parte si introduce un aiuto per chi è in difficoltà , dall’altra si aumenta il carico fiscale per gli altri. È un meccanismo di perequazione che sposta il peso economico, invece di ridurlo. Non solo, sembrerebbe che sarà difficile riconoscere il bonus nel 2025, ma sarà recuperabile nel 2026.
In sintesi, il bonus TARI 2025 è un’iniziativa che offre un importante sostegno economico alle famiglie in difficoltà . Tuttavia, è un intervento che non risolve il problema alla radice, ma si limita a distribuire i costi su tutti i contribuenti. Da un lato si dà , ma dall’altro si prende.

