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Marianna Scoccia si nasconde dietro lo scontro, Casa Di Vetro invece cerca la trasparenza

Ah, che meraviglia la politica locale! Specie quando si veste di quell’aria contrita da vittima sacrificale, mentre in realtà sta cercando di sviare il dibattito su un tema scomodo come la trasparenza. Ebbene sì, la sindaca nonché consigliera regionale Marianna Scoccia ha deciso di buttarla in caciara, anziché rispondere nel merito alle (legittime) domande della Casa Di Vetro. Un classico intramontabile, degno di una commedia all’italiana, ma con risvolti ben poco divertenti per i cittadini.

Una breve cronistoria dell’attività della Casa Di Vetro per “rinfrescare” la memoria di Marianna Scoccia

La sindaca, con un’arditezza che rasenta l’autocommiserazione politico-amministrativa, ha avuto il coraggio di lamentarsi del fatto che Casa Di Vetro metta il naso dove non dovrebbe (a suo dire). Cara sindaca, la lente di ingrandimento, in democrazia, è puntata su chi governa e sul suo operato. Non certo sulle opposizioni o su chi, come Casa Di Vetro, riveste l’unico ruolo di cittadino attento e partecipe.

A tal proposito, è sempre bene rinfrescare la memoria a chi occupa poltrone istituzionali, citando testualmente l’articolo 1 del Decreto Legislativo 33/2013: “La trasparenza è intesa come accessibilità totale dei dati e documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni, allo scopo di tutelare i diritti dei cittadini, promuovere la partecipazione degli interessati all’attività amministrativa e favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche“. Non solo, sempre il Decreto trasparenza scrive nero su bianco che l’accesso civico non richiede motivazione. Chiaro il concetto? Il cittadino ha il sacrosanto diritto di attenzionare e aprire il dibattito. Punto.

Ma veniamo al sodo, ovvero ai “terribili” misfatti della Casa Di Vetro, quelli che tanto infastidiscono la Sindaca. Misfatti che, guarda caso, hanno portato alla luce verità scomode e documenti preziosi per la democrazia e, soprattutto, per i cittadini prezzani, ovvero:

1)Ricordate la storia della piscina comunale e della sua fonte di approvvigionamento idrico? Casa Di Vetro ha semplicemente chiesto di sapere da dove arrivava l’acqua, una domanda banale per un’amministrazione che opera in modo trasparente. Il Comune, invece, ha preferito nascondersi dietro un dito, rendendo necessario l’intervento del Difensore Civico regionale. Quest’ultimo, con una decisione che non ammette repliche, ha sottolineato come “le informazioni richieste appaiono gravide di un chiaro interesse di valenza pubblica, teso a soddisfare un interesse generale della collettività, quale è certamente l’uso che si fa dell’acqua, bene pubblico e il costo di gestione di un impianto pubblico“. In pratica, ci ha detto che l’acqua, bene pubblico, non può essere un segreto di Stato. E il Comune, alla fine, ha dovuto rilasciare i documenti. Che scomodità, eh? (Approfondimento qui).

2)Dopo la carenza idrica e le (purtroppo) inevitabili problematiche di dissenteria in quel di Prezza, Casa Di Vetro ha chiesto le analisi sulla potabilità dell’acqua pubblica. Nulla di eccezionale, solo il desiderio di sapere cosa stavano bevendo i cittadini. La risposta del Comune? Un silenzio assordante su alcuni dati cruciali, come i valori degli enterococchi intestinali. Curioso, vero? Ancora più curioso che un giornale online sapesse i risultati prima dei cittadini direttamente interessati, informati con un “scarno comunicato” sui social. Ma la trasparenza non era un valore fondamentale? Forse solo quando fa comodo (approfondimento qui).

3)E che dire del sito internet del Comune di Prezza? Era un vero gioiello di opacità, a detta dello stesso Difensore Civico, avvocato Giandonato Morra. Mancavano all’appello incarichi, oneri a carico della finanza pubblica e compensi dell’amministrazione. Il Difensore Civico aveva dato al Comune solo 10 giorni per mettersi in regola. Dieci giorni per fare ciò che la legge impone da tempo. Ma certo, la colpa è della Casa Di Vetro che va a ficcare il naso (approfondimento qui).

La sindaca Scoccia si lamenta del nostro operato, ma forse non ha ben chiaro il concetto di “trasparenza ottenuta”. Per rinfrescarle la memoria (e magari anche lo spirito), ecco un piccolo riassunto di come il “pungolo” di Casa Di Vetro abbia portato benefici concreti, non solo a Prezza:

1) Abbiamo semplicemente sollevato interrogativi su certe collaborazioni lavorative che, per un caso fortuito, sembrano coinvolgere parenti stretti di figure politiche di spicco. Dal caso nazionale di Arianna Meloni, sorella della Presidente del Consiglio, a quello locale di Massimiliano Ferrini, terzogenito della consigliera meloniana abruzzese Maria Assunta Rossi. Trasparenza, qui, significa semplicemente fare luce su come vengono utilizzate le risorse pubbliche per incarichi di questo tipo (approfondimento qui).

2)I 40.000 € regionali per l’evento di Harry Potter a Pratola Peligna, destinati a convegni sul bullismo e cyberbullismo, si sono rivelati meno “sociali” del previsto. Spettacoli prettamente ludici che poco o nulla avevano a che fare con il Fondo Sociale Regionale. Chiedere conto di come vengono spesi i soldi pubblici è un atto dovuto, non un’intrusione (approfondimento qui).

3)Abbiamo mostrato, dati alla mano, come il cartellone estivo di Scanno abbia prediletto il capoluogo rispetto alla frazione di Frattura, con una sproporzione di investimenti che fa riflettere. Trasparenza non è solo pubblicare i dati, ma anche analizzarli e mostrare le eventuali disuguaglianze (approfondimento qui).

4)Grazie a un ricorso vittorioso al Difensore Civico, oggi le biblioteche regionali, inclusa la “G. Capograssi” di Sulmona, godono del diritto all’accessibilità alla rete WI-FI. Un diritto prima negato. Questa, sindaca, è trasparenza applicata, che si traduce in un servizio concreto per i cittadini (approfondimento qui).

A proposito di accesso civico, restiamo in fiduciosa attesa che l’amministrazione comunale di Prezza ci risponda alla seguente richiesta di trasparenza: “Sui lavoratori assunti a tempo determinato/indeterminato dal Comune di Prezza presso gli impianti sportivi “Nestore Di Pillo” (campi sportivi, piscina e bar). Nel dettaglio, la data di assunzione, le tipologie contrattuali impiegate per le assunzioni, quante ore prestano settimanalmente i lavoratori e le spese totali sostenute dal Comune per questi lavoratori“. Attendiamo.

In conclusione, cara sindaca Scoccia, invece di cercare lo scontro e rifugiarsi nella “caciara” politica, sarebbe forse più produttivo abbracciare (o almeno tollerare) la trasparenza. Non è un attacco personale, ma un esercizio democratico. E se il nostro operato la infastidisce, forse è perché stiamo facendo bene il nostro mestiere: quello di tenere alta la guardia e di pretendere chiarezza da chi è al servizio dei cittadini.

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