I numeri non mentono. Ma alcuni politici a volte sì. Anzi, nel caso di Fratelli d’Italia a Sulmona c’è una sfacciataggine politica che farebbe impallidire anche il più scaltro sceneggiatore di “Parenti Serpenti”, quel capolavoro del cinismo familiare che ormai pare più un documentario sulla città che una commedia natalizia.
Fratelli D’Italia tra record elettorale e di ticket falliti
Partiamo dai cosiddetti “ticket” elettorali, quegli accordi politici non scritti ma ampiamente sbandierati, che dovrebbero garantire una divisione equa dei voti tra candidati in lista. Peccato che a Sulmona i bigliettini siano serviti solo per segnare gli “apparentamenti” formali che, nella sostanza, non hanno trovato riscontro elettorale.
Prendiamo il caso emblematico di Vincenzo Di Cesare ed Emanuela Cosentino. Il primo è stato spinto con entusiasmo dalla consigliera regionale Maria Assunta Rossi. Il secondo nome del “ticket” doveva essere quello della professoressa Cosentino, ma evidentemente qualcuno ha dimenticato di spiegarlo agli elettori. Oppure, molto più realisticamente, qualcuno ha fatto finta di spiegarlo per poi giocare la propria partita solitaria. E infatti i numeri parlano chiaro: Di Cesare ha fatto il pieno di voti, mentre la Cosentino ha preso le briciole (all’incirca 150 voti in meno). Altro che ticket: questo è stato un sorpasso con sgommata.
Una dinamica che sembra fotocopiata anche nella coppia Mario D’Angelo e Dora Di Ciano. Anche qui, l’idea era di marciare insieme. Anche qui, i voti si sono fermati a un solo indirizzo: quello del pasticcere D’Angelo, che di dolce ha lasciato ben poco alla Di Ciano. Il risultato? Una lista di Fratelli d’Italia spaccata in due, se non in tre, e una base elettorale che ieri era più furente che delusa.
Qui siamo di fronte a biscotti incrociati, per usare un termine calcistico. Altro che ticket, siamo di fronte a un classico 2-2 da fine girone con abbracci a centrocampo e finti sorrisi davanti ai fotografi. Il problema è che a perdere non sono solo i candidati “lasciati a piedi”, ma la credibilità di un partito che, a livello nazionale, si vanta di essere “coerente” e “patriottico”, mentre a Sulmona si comporta come un circolo ricreativo per faide interne.
Maria Assunta Rossi, nel tentativo (neanche troppo sottile) di spezzare l’asse di Massimo Verrecchia su FDI Sulmona, ha finito per spaccare tutto il partito locale (unito nella vittoria in apparenza). Un colpo da maestra, se l’obiettivo era quello di seminare il caos. Peccato che a pagare siano sempre gli elettori, che si ritrovano ogni volta ad astenersi sempre di più proprio per queste dinamiche, velate, di potere.
Alla fine, resta la sensazione che a Sulmona, più che Fratelli d’Italia, ci si trovi di fronte a una lista impegnata in una battaglia di nervi e preferenze. Con buona pace della lealtà politica. E della matematica, che non è un’opinione. Ma a Fratelli d’Italia Sulmona, pare l’abbia compreso molto bene.

